La scelta del regime contabile



Scelta forma d'impresa


Il primo rilevante bivio è se si desidera svolgere la propria attività in foma autonoma o in forma societaria: l'ampia alternativa di scelta richiede un'attenta valutazione dei pro e dei contro di ciascuna soluzione.

Attività svolta in forma individuale o con familiari

Il seguente schema è utile a comprendere la quantità di scelte possibili:

Imm Guida

La prima possibilità con cui confrontarsi è generalmente quella delineata dall’impresa individuale, che è la forma più semplice ed è quella che richiede meno impegno dal punto di vista delle procedure amministrative necessarie per la costituzione. I costi infatti sono ridotti e l'imprenditore si trova nella possibilità di prendere con la massima libertà tutte le decisioni che ritiene opportune. Per contro il rischio imprenditoriale rimane in capo interamente al titolare che, specialmente dopo qualche anno di attività, con il conseguente sviluppo sul mercato e la maggiore articolazione della gestione interna a ciò conseguente, può pentirsi di non aver subito scelto lo strumento societario per la creazione della propria attività; uno strumento sicuramente più complesso ma che permette una gestione organizzativa e strutturale che meglio si adatta ad imprese di medio/grandi dimensioni.

Attività svolta in forma societaria 

Nel caso si intenda svolgere attività di impresa con altri soci lo schema è il seguente:

impresa in gruppo

L’imprenditore che decide di svolgere l’attività economica in forma associata, può scegliere  il tipo di società nell’ambito dei modelli organizzativi previsti dal legislatore (si parla di “tipicità” delle società), tenendo conto di diversi aspetti, tra cui la responsabilità personale dei soci, le dimensioni dell’impresa, le forme di finanziamento, ecc...

Tutti i diversi tipi societari previsti rientrano nella definizione generale di società dettata dall’art.2247 cod.civ., che delinea i caratteri fondamentali delle società individuandone tre specifici aspetti:

  1. i conferimenti;
  2. l’esercizio in comune dell’attività economica;
  3. lo scopo di lucro.

I conferimenti di beni o servizi che costituiscono le prestazioni patrimoniali eseguite o promesse dai soci in favore della società, diventano il patrimonio della società a tutti gli effetti, con conseguente impossibilità di restituzione ai conferitari se non al momento dello scioglimento della società medesima. I beni conferiti sono assoggettati ad un vincolo di destinazione stabile verso il perseguimento dell’oggetto sociale, da cui consegue che:

  • il singolo socio non può servirsi liberamente (salvo consenso dei soci) dei beni che fanno parte del patrimonio societario;
  • i creditori personali dei singoli soci non possono aggredire “direttamente” il patrimonio della società;
  • il socio non può pretendere la restituzione del bene prima dello scioglimento della società.

È possibile conferire qualsiasi bene suscettibile di valutazione economica (beni in natura, denaro, rapporti giuridici), nonché prestazioni di attività lavorativa, trasferiti in proprietà o anche solo in godimento, alla società, che siano necessari per lo svolgimento in comune dell’attività economica. Vi sono tuttavia alcune limitazioni per i conferimenti nelle società di capitale, come indicato negli specifici paragrafi.

Il patrimonio sociale, che potrà variare in seguito alla gestione sociale, assolve alla funzione di garanzia verso i terzi creditori della società; garanzia esclusiva per le società di capitali, o garanzia principale, se rispondono anche i soci col proprio patrimonio personale (società di persone). Il patrimonio sociale assolve anche alla funzione produttiva, in quanto costituisce la dotazione necessaria per il conseguimento dell’oggetto sociale.

L’esercizio in comune dell’attività economica (si intende tale una serie coordinata di atti diretta alla realizzazione di un unico fine, che può anche sussistere nell’esercizio di un unico affare) costituisce l’oggetto del contratto di società, e deve essere determinato nell’atto costitutivo. L’attività economica è finalizzata alla produzione o allo scambio di beni e servizi, destinati al mercato. Per questo si distingue la società dalla “Comunione” (art. 1100 cod.civ. e seguenti) la quale ha per oggetto la semplice conservazione e godimento di un determinato patrimonio comune in favore dei soli soci (società di mero godimento).

Lo scopo di lucro consiste nella destinazione ai soci dei vantaggi economici derivanti dall’attività svolta, e dunque nella divisione degli utili (lucro soggettivo). È lo scopo tipico delle società di persone e di capitali, dette appunto società lucrative, distinguendosi così dalle società mutualistiche, ossia quelle finalizzate a perseguire un vantaggio patrimoniale diretto ai propri soci (ad esempio fornire beni e/o servizi ai soci a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle rinvenibili sul mercato), senza la distribuzione di utili (società cooperative e società di mutua assicurazione).

Stampato il 16/09/2019 alle 06.56
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