La scelta del regime contabile



Risposte Agenzia delle Entrate


Regime forfettario: l'imposta versata a San Marino non si recupera

Tenuto conto che ai soggetti in regime forfettario si applica un' imposta sostitutiva ed i redditi prodotti nell'esercizio della propria attività non concorrono alla formazione del reddito complessivo, essi non possono applicare l'art. 165 del tuir in materia di credito per imposte assolte all'estero. L'art. 165 del Tuir recita: "se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi prodotti all’estero, le imposte ivi pagate a titolo definitivo su tali redditi sono ammesse in detrazione dall’imposta netta dovuta fino alla concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero ed il reddito complessivo al netto delle perdite di precedenti periodi d’imposta ammesse in diminuzione”.

Con la Risoluzione 36/E/2019 l'Agenzia delle Entrate afferma che l'art. 165 del tuir non trova applicazione nei soggetti in regime forfettario proprio perchè i redditi prodotti all'estero non rientrano alla formazione del reddito complessivo ma rientrano nel calcolo dell'imposta sostitutiva, così come da legge 190/2014. Tale disposizione nasce sulla base del seguente quesito:

  • un avvocato in regime forfettario annovera tra i suoi clienti una società di San Marino; la stessa, al momento del pagamento della parcella ha applicato, sulla base della legge contro le doppie imposizioni in essere tra l'Italia e San Marino, una ritenuta a titolo d'acconto pari al 20% sull'importo dovuto. L'istante richiede, dunque, le modalità per poter procedere al recupero della stessa tenuto conto l'impossibilità di portare in detrazione tale imposta dalla propria dichiarazione dei redditi perchè non compatibile con il regime forfettario.

L'Agenzia, a tale quesito risponde che:

  • la società di San Marino ha correttamente applicato la ritenuta fiscale del 20% nel rispetto della Legge 88/2013 che regola i rapporti sulla doppia imposizione Italia - Sani Marino :"I redditi che una persona fisica residente di uno Stato contraente ritrae dall’esercizio di una libera professione o da altre attività analoghe di carattere indipendente sono imponibili in detto Stato. Tali redditi sono imponibili anche nell’altro Stato contraente secondo la propria legislazione interna”;
  • per quanto riguarda il soggetto italiano è possibile procedere con la recuperabilità dell'imposta versata nello stato estero solo se lo stesso opti per la tassazione del reddito secondo le regole ordinarie: solo in tale ipotesi, conclude l'Agenzia delle Entrate è possibile recuperare l'imposta assolta all'estero, in quanto è calcolata su un reddito che concorre alla formazione del reddito complessivo ex art 165 del TUIR.


Per i soggetti che svolgono la propria attività applicando il regime forfettario non è prevista la possibilità di recuperare la ritenuta fiscale applicata dallo Stato Estero sulla base delle Convenzioni siglate in materia di doppia imposizione.

Cause ostative per l'accesso al regime forfetario

L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato alcune risposte il cui minimo comune denominatore è rappresentato dalle cause ostative all'applicazione del regime forfetario.
Le risposte si basano su quanto stabilito dalla Legge 190/2014, così come modificata dalla Legge di Bilancio 2019 e dalla Circolare 9/E pubblicata il 10 aprile scorso.

Risposta n. 114/2019

Non è causa ostativa per l'applicazione del regime forfetario la partecipazione in società semplici, tranne nei casi in cui le stesse producano redditi di lavoro autonomo o d'impresa.

Risposta n. 115/2019

Non è causa ostativa per l'apertura di una partita Iva in regime forfetario l'aver svolto un periodo di pratica obbligatorio per l'esercizio di arti o professioni, tenuto conto che nei prossimi anni, la fatturazione avverrà prevalentemente nei confronti del proprio "dominus"; in questo caso non si applica la lettera dbis del comma 57 (non applicabilità del regime agevolato nel caso in cui l'attività sia prevalentemente esercitata nei confronti del datore di lavoro o dell'ex datore di lavoro).

Risposta n. 116/2019

Non è causa ostativa per l'accesso al regime il conseguimento da parte dello stesso soggetto di redditi di lavoro autonomo (o d'impresa) e di redditi di lavoro dipendente, nei confronti del medesimo datore di lavoro, purchè tale condizione sia stata già in essere prima dell'entrata in vigore della Legge di Bilancio 2019. L'Agenzia rileva infatti che "qualora fino allo scadere del periodo di sorveglianza il duplice rapporto di lavoro permanga senza subire alcuna modifica sostanziale, non potrà applicarsi la causa ostativa, con conseguente applicazione del regime forfetario". L'esempio è dato dal contribuente che svolge sia l'attività di continuità assistenziale (ex guardia medica) che l'attività di medicina generale fornendo assistenza ai propri mutuati nell'ambito della stessa ASL di competenza (stesso datore di lavoro).

Qualora intervengano delle modifiche sostanziali dei due rapporti di lavoro, il contribuente dovrà fuoriuscire dal regime forfetario.

Risposta n.117, n. 118, n. 119


Il nuovo comma 57, lettera d della legge 190/2014 prevede che "non possano applicare il regime forfetario gli esercenti attività d'impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d'impresa, arti o professioni."
La Circolare 9/E/2019 ha precisato che, perchè operi la causa ostativa è necessaria la compresenza di due condizioni:

  • il controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata o di associazioni in partecipazione;
  • l'esercizio da parte delle stesse di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d'impresa, arti o professioni.

Per quanto riguarda il solo anno 2019 interviene a supporto dei contribuenti lo Statuto del Contribuente ("qualora alla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio 2019 il contribuente si trovasse in una delle condizioni tali da far scattare la clausola ostativa sopra citata già a partire dal 2019, lo stesso potrà comunque applicare nell'anno 2019 il regime forfetario, ma dovrà rimuovere la clausola ostativa entro la fine del 2019, a pena di fuoriuscita dal regime forfetario dal 2020".)

Risposta n. 134

La risposta n. 134 risponde ad un interpello sulla causa ostativa per accesso al regime agevolato, legata allo svolgimento dell'attività prevalentemente nei confronti di datore di lavoro o ex datore di lavoro.

La Legge di Bilancio ha riformulato alcune cause ostative; nel caso in esame il riferimento è all'art 1, comma 57, lettera dbis della Legge 190/2014 che prevede che "non possano avvalersi del regime forfetario le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d'imposta ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro, a esclusione dei soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo obbligatorio ai fini dell'esercizio di arti o professioni".

La Circolare 9/2019 ha precisato che la verifica del requisito della prevalenza va effettuata solo al termine del periodo d'imposta.

Qualora un soggetto in possesso dei requisiti per l'accesso naturale al regime forfetario, nell'anno 2019, percepisca compensi da un ex datore di lavoro o un datore di lavoro (o soggetti direttamente o indirettamente collegati) per una percentuale inferiore al 50% del fatturato complessivo, nel 2020 non decadrà dal regime agevolato, fermo restando la verifica degli ulteriori requisiti e cause ostativa).

Nel caso in cui tale percentuale superi il 50% scatterà a partire dal 2020 la causa ostativa di cui comma 57 lettera dbis e, pertanto, il soggetto non potrà più applicare il regime forfetario di cui ha beneficiato nel corso del 2019.

Si ricorda che..
La Circolare 9/E/2019 ha confermato che "un contribuente che nell'anno 2018 era in regime semplificato - perchè non in possesso dei requisiti necessari ai fini dell'applicazione del regime forfetario - può applicare il regime forfetario, a partire dal 2019, essendo venute meno le cause di esclusione. A tal fine, come già detto, non occorre alcuna comunicazione preventiva o successiva e non è necessario esercitare una specifica opzione".

Confermato il passaggio naturale da regime di vantaggio a regime forfetario (imposta sostitutiva al 15%)

Con la pubblicazione della Risposta n, 140 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che, se vi sono le condizioni per l'accesso, il passaggio tra regime di vantaggio e regime forfetario è naturale; non sono dunque previste opzioni, in quanto si tratta di una sorta di continuità che richiede solo l'attuazione di un comportamento concludente.

Quesito
Un contribuente che esercita la propria attività in regime di vantaggio prevede nel 2019 di fuoriuscire da detto regime per superamento della soglia di ricavi ma al contempo di non superare il limite dei 65.000 euro previsti dal regime forfetario. Su queste basi il soggetto istante richiede se è possibile transitare al regime forfetario una volta superato il limite di fatturato di 30.000 previsto dal regime di vantaggio, con l'applicazione, per tutto il 2019, dell'imposta sostitutiva al 15%.

Risposta Agenzia delle Entrate
L'Agenzia, come anticipato in premessa, concorda con la soluzione prospettata dal contribuente in materia di passaggio naturale tra i due regimi. Viene comunque sottolineato che il reddito imponibile, per tutto il 2019, andrà applicato secondo le disposizioni del regime forfetario, tenuto conto che, invece, ai fini Iva nulla cambia tra i due regimi in materia del trattamento delle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi; a tal fine basterà semplicemente indicare in fattura il riferimento al regime forfetario, anzichè al regime di vantaggio.

L'amministrazione finanziaria sottolinea che "non si applica, in tale evenienza, quanto disposto dal comma 111 dell’articolo 1 della legge 244/2007, che obbligava coloro che uscivano dal regime di favore per superamento dei limiti di ricavi di oltre il 50 per cento, all’applicazione del regime ordinario per i successivi tre anni. Tale vincolo, infatti, era stato dettato prima dell’entrata in vigore del regime dei forfetari che, come più volte chiarito, costituisce il regime naturale per tutti coloro che ne possiedono le caratteristiche.

Il regime forfetario, per semplificazione normativa, ha sostituito tutti i regimi fiscali di favore; è stato solamente consentito il mantenimento del regime di vantaggio fino al compimento dell'intero periodo agevolato.

 

Stampato il 20/11/2019 alle 05.14
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