La scelta del regime contabile


Regime forfetario 2019


PARAGRAFO 1

Caratteristiche

Caratteristiche

Regime agevolato forfetario 2019

La Legge di bilancio 2019 (art. 1 , commi 9-11), modificando la Legge 190/2014, ha previsto un’imposta sostitutiva unica del 15% applicabile ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni che nell'anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65.000 euro

Con l’obiettivo di incoraggiare le nuove iniziative economiche, il legislatore con la legge di stabilità per il 2016, stabilì che, il reddito sia assoggettato ad un’imposta sostitutiva del 5%, per i primi 5 anni di attività (start up).

La Legge di Bilancio 2019 ha confermato che il nuovo regime forfetario è un regime naturale, ossia chi già possiede una partita IVA non dovrà esercitare alcuna opzione preventiva per rientrarvi, sarà sufficiente rispettare la soglia di ricavi o compensi posta a 65.000 euro ragguagliata per anno. Tali soggetti sono, tuttavia, obbligati ad inviare apposita comunicazione telematica all’INPS entro il 28 febbraio di ciascun anno, qualora siano interessati a fruire del regime contributivo agevolato. (vedi paragrafo dedicato).

Rimangono invariati i coefficienti di redditività stabiliti nell'allegato 4 della Legge 190/2014 nella misura stabilita a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata:

Tabella Ateco Legge 190_2014 

Qualora il contribuente eserciti contemporaneamente attività distinte da differenti codici ATECO, per definire l'ammontare dei compensi è necessario procedere alla somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate.


PARAGRAFO 2

Novità dei limiti di accesso

Novità dei limiti di accesso

Novità dei limiti di accesso

Con l'entrata in vigore del nuovo regime forfetario ex legge 145/2018 sono stati abrogati, inoltre, 2 limiti precedentemente inseriti nella norma che bloccavano l’accesso al regime forfetario fino al 2018; i limiti abrogati sono i seguenti:

  • 5.000 euro annuali per le spese per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori;
  • 20.000 euro per gli investimenti in beni strumentali.

Rimangono valide le semplificazioni fiscali già previste (vedi paragrafo dedicato)


PARAGRAFO 3

Cause di esclusione

Cause di esclusione

Cause di esclusione

Resta, invece, il divieto di avvalersi del regime forfetario per:

  • le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini dell'imposta sul valore aggiunto o di regimi forfetari di determinazione del reddito;
  • i soggetti non residenti, ad eccezione di quelli che sono residenti in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in uno Stato aderente all'Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75 per cento del reddito complessivamente prodotto;
  • i soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili di cui all'articolo 10, primo comma, numero 8), del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, o di mezzi di trasporto nuovi di cui all'articolo 53, comma 1, del DL 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427;
  • gli esercenti attività d'impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all'esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o a imprese familiari di cui all'articolo 5 del Tuir, ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d'impresa, arti o professioni;
  • le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d'imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro.

Attenzione: in merito all'ultimo punto sopra citato, il Dl 135/2018 (Decreto semplificazioni) convertito in legge, ha stabilito che coloro che iniziano una nuova attività dopo aver concluso il periodo di pratica obbligatoria per l'esercizio di arti e professioni possono accedere al regime forfetario. A tali soggetti non si applica, infatti, quanto disciplinato dall'art. 1, comma 57, lettera d-bis della Legge 190/2014, secondo cui è precluso l'accesso al regime ai soggetti che intendono prestare in prevalenza la propria opera nei confronti di datori di lavoro il cui rapporto è in corso o è intercorso nei due precedenti periodi d'imposta, ovvero nel caso in cui si presti opera nei confronti di soggetti riconducibili in modo diretto o indiretto allo stesso datore di lavoro.

Regimi speciali

La Circolare 9 del 2019 conferma quanto già specificato con la Circolare 10/E/2016; sono regimi speciali incompatibili con il regime forfetario le seguenti attività:

  • agricoltura, attività connesse e la pesca;
  • vendita sali e tabacchi;
  • commercio di fiammiferi;
  • editoria;
  • gestione di servizi di telefonia pubblica;
  • rivendita di documenti di trasporto pubblico;
  • intrattenimenti, giochi e altre attività;
  • agenzie di viaggi e turismo;
  • agriturismo;
  • vendite a domicilio;
  • rivendita di beni usati;
  • agenzia di vendita all'asta di oggetti d'arte, antiquariato o da collezione

Si segnale che i produttori agricoli che rispettano l'art. 32 del Tuir sono titolari di reddito fondiario, e, pertanto, non esercitando attività d'impresa, possono applicare il regime forfetario per le attività che intedono svolgere.


PARAGRAFO 4

Modalità di accesso al regime

Modalità di accesso al regime

Modalità di accesso al regime 1

I contribuenti che iniziano un’attività d’impresa, arte o professione e che presumono di rispettare i requisiti e le condizioni previste per l’applicazione del regime, hanno l’obbligo di darne comunicazione nella dichiarazione di inizio attività (modello AA9/12). Tale comunicazione non ha valore di opzione, trattandosi di un regime naturale, ma è richiesta unicamente ai fini anagrafici. L’omessa indicazione nella dichiarazione di inizio attività dell’intenzione di applicare il regime forfetario non preclude, quindi, l’accesso al regime medesimo, ma è punibile con una sanzione amministrativa da 250 euro a 2.000 euro.

L’attestazione della sussistenza dei requisiti per l’accesso al regime e dell’assenza delle cause ostative deve essere espressa in sede di dichiarazione annuale dei redditi. Pertanto, il contribuente che si trova nel primo anno di fruizione del regime forfetario deve attestare di non trovarsi, al momento dell’ingresso al regime, in alcuna delle fattispecie d’incompatibilità elencate in precedenza. Anche nel caso in cui abbia già fruito del regime forfetario nel precedente periodo d’imposta, deve attestare in dichiarazione la sussistenza del requisito del limite dei ricavi (o compensi) barrando la colonna 1, del rigo LM21 e che, nel corso dello stesso, non si è verificata alcuna delle fattispecie d’incompatibilità elencate in precedenza, barrando l’apposita casella posta al rigo LM21, colonna 2.

I contribuenti che possono rientrare nel regime forfetario hanno la possibilità di disapplicarlo, ovvero di fuoriuscirne, optando per la determinazione delle imposte sul reddito e dell’imposta sul valore aggiunto nei modi ordinari. L’opzione per il regime ordinario avviene tramite comportamento concludente, ma deve, in ogni caso, essere comunicata barrando l’apposito campo della dichiarazione annuale IVA da presentare successivamente alla scelta operata (rigo VO33, la casella 1). L’omessa comunicazione in dichiarazione della volontà di applicare il regime ordinario non inficia l’opzione effettuata, ma è punibile con una sanzione amministrativa da 250 euro a 2.000 euro. L'opzione per l’applicazione del regime ordinario è valida per almeno un triennio; per comunicare la revoca dell’opzione occorre, invece, barrare la casella 2.

L'Agenzia delle Entrate ha però, chiarito che, per i soggetti che nel 2018, pur in possesso dei requisiti, avevano optato per la contabilità semplificata, è prevista la possibilità di passare, dal 1° gennaio 2019, al regime forfetario (regime naturale) senza dover rispettare il vincolo dell'opzione triennale.

1) cfr Agenzia delle Entrate 


PARAGRAFO 5

Fuoriuscita dal regime

Fuoriuscita dal regime

Fuoriuscita dal regime

Il regime forfetario cessa di avere efficacia a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno anche solo uno dei requisiti di accesso previsti dalla legge ovvero si verifica una delle cause di esclusione sopra descritte.

Si ricorda, infine, che i forfettari fruiscono di svariate semplificazioni, in quanto non applicano la rivalsa IVA nelle operazioni interne (non applicano l’IVA sulle vendite e non detraggono l’IVA sugli acquisti), non sono obbligati alla fatturazione elettronica, non applicano la ritenuta d’acconto in fattura, etc.

Attenzione: nel passaggio dalle regole ordinarie di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto al regime forfetario occorre ricordarsi della rettifica della detrazione, di cui all'articolo 19-bis.2 del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, da operarsi nella dichiarazione dell'ultimo anno di applicazione delle regole ordinarie (si pensi, ad esempio, a coloro che hanno acquistato beni strumentali detraendo l’IVA sull’acquisto, nel rispetto delle regole ordinarie).


PARAGRAFO 6

Rettifica IVA detratta

Rettifica IVA detratta

Modalità e termini per la rettifica dell'Iva detratta

L'ingresso nel regime forfetario a partire dal 1° gennaio 2019 comporta per il contribuente che nel 2018 ha applicato il regime di contabilità ordinaria/semplificata la rettifica delle detrazioni Iva, secondo quanto disciplinato dall'art. 19 bis 2 del DPR 633/72. 

AttenzioneLa rettifica iva non riguarda i soggetti che adottavano nel 2018 altri regimi di vantaggio.

La rettifica della detrazione dell'Imposta sul Valore Aggiunto si rende necessaria ogni qualvolta vi siano dei mutamenti nel regime fiscale delle operazioni attive, nel regime di detrazione dell'imposta sugli acquisti (pro-rata) o nell'attività che comportino una detrazione dell'imposta in misura diversa da quella precedentemente operata.

La rettifica dev'essere eseguita limitatamente ai beni/servizi non ancora ceduti o che non sono ancora stati utilizzati.

L'art. 19 bis2 del DPR 633/72 prevede che la rettifica venga eseguita:

  • sui beni ammortizzabili, siano essi materiali o immateriali, se al 31/12/2018 non sono ancora trascorsi 5 anni dall’acquisto del bene; 
  • sui beni immobili, se al 31/12/2018 non è ancora trascorso un decennio dalla data di acquisto o di ultimazione degli stessi.

Il comma 5 stabilisce che non vengono considerati ammortizzabili i beni di costo unitario non superiore a € 516,46 né quelli il cui coefficiente di ammortamento stabilito ai fini delle imposte sul reddito è superiore al 25%; per queste categorie non si deve, dunque, procedere con la rettifica dell'Iva detratta.

Modalità di calcolo della rettifica Iva

Per i beni ammortizzabili la rettifica è "calcolata con riferimento a tanti quinti quanti sono gli anni mancanti al compimento del quinquennio". Il comma 8 dell'art. 19 bis2 prevede che per i beni immobili il periodo di rettifica è definito non in 5 anni, ma bensì in 10 anni decorrenti dalla data di acquisto o di ultimazione.

Esempio di rettifica Iva detratta

Acquisto bene ammortizzabile nel 2015 (iva detratta: 2500 euro). Ingresso nel regime forfetario dal 1° gennaio 2019. 

Tenuto conto che il bene in questione non è un fabbricato è necessario effettuare il calcolo di rettifica Iva calcolata su 5 anni (anno di entrata in funzione del bene + i 4 anni successivi).

Al 31 dicembre 2018 è stata detratto l'importo pari ad euro 2.000 (500 euro per il 2015, 500 euro per il 2016, 500 euro per il 2017, 500 euro per il 2018). Il contribuente, per il 2019, non ha più diritto alla detrazione iva e deve pertanto procedere a riversare l'iva. 

Con riferimento all'esempio proposto, in data 18 marzo 2019 (il 16 cade di sabato), il contribuente dovrà riversare l'iva detratta nel 2015 con codice tributo 6099, per un importo pari 500 euro (importo iva rettificata per il solo 2019, anno in cui non spetta più il diritto alla detrazione). Tale importo sarà indicato nel rigo VF70 del Modello Iva 2019.

 


PARAGRAFO 7

Compilazione Modello Iva 2019

Compilazione Modello Iva 2019

Istruzioni per la compilazione del Modello Iva 2019

 I contribuenti che a partire dal 1°gennaio 2019 si avvalgono del regime forfetario, per effetto dell'art. 61 della Legge 190/2014, devono:

  • barrare la casella 1 del rigo VA14 per comunicare che si tratta dell'ultima dichiarazione iva annuale precedente all'applicazione del regime

VA14

 

  • indicare l'eventuale imposta dovuta per effetto della rettifica della detrazione di cui art. 1, comma 61 della Legge 190/2014 nel rigo VF70, rigo dedicato alle rettifiche della detrazione disciplinate dall'art. 19-bis2 DPR 633/72.

 

VF70


PARAGRAFO 8

Regime contributivo agevolato

Regime contributivo agevolato

Regime contributivo agevolato

La Legge 190/2014 ha introdotto un regime contributivo agevolato INPS (gestione artigiani e gestione commercianti) per i soggetti, persone fisiche esercenti attività d'impresa, anche organizzate in forma di impresa familiare il cui regime naturale è il regime forfetario. 

Il regime contributivo agevolato ha carattere opzionale e il suo accesso è consentito tramite la presentazione di apposita domanda, per i soggetti già in attività, in scadenza il 28 febbraio di ogni anno. Per i soggetti che intraprendono una nuova attività nel 2019 e presumono di essere in possesso dei requisiti, è prevista la possibilità di presentare la dichiarazione di adesione subito dopo aver ricevuto la delibera di avvenuta iscrizione alla gestione previdenziale di riferimento (artigiani o commercianti).

La contribuzione dovuta, sia sul reddito minimale entro il minimale, che sul reddito eccedente il minimale è ridotta del 35%.

La Circolare INPS 35/2016 specifica che, l'uscita dal regime agevolato contributivo, si può verificare in tre ipotesi:

  • venir meno dei requisiti che hanno consentito l'applicazione del beneficio;
  • scelta del contribuente di abbandonare il regime agevolato;
  • comunicazione all'INPS da parte dell'Agenzia delle Entrate in ordine al fatto che il contribuente non ha mai aderito al regime forfetario, oppure non ha mai avuto i requisiti per aderire.

Nei primi due casi, specifica l'INPS, il regime ordinario contributivo verrà ripristinato dal 1° gennaio dell'anno successivo alla presentazione della dichiarazione di perdita dei requisiti o della domanda di uscita. Nel terzo caso il regime ordinario verrà imposto retroattivamente, con la stessa decorrenza che era stata fissata per il regime agevolato.

Con il messaggio 15/2019 pubblicato dall'INPS ha però, rilevato che spesso i contribuenti non sono in grado di stabilire, entro il 31 dicembre di ciascun anno, l'eventuale perdita dei requisiti intervenuta nel corso dello stesso anno. Pertanto viene concesso al contribuente di comunicare all'INPS la propria rinuncia a tale regime entro il 28 febbraio dell'anno successivo alla perdita dei requisiti. Solo in questo caso, il regime contributivo ordinario sarà ripristinato con decorrenza 1° gennaio del medesimo anno. Le comunicazioni che perverranno dopo il 1° marzo di ogni anno determineranno, come da regola, il ripristino del regime contributivo ordinario con decorrenza 1° gennaio dell'anno successivo. 


PARAGRAFO 9

Modalità di emissione delle fatture

Modalità di emissione delle fatture

Modalità di emissione della fattura

La fattura deve indicare che si tratta di “operazione in franchigia esente da IVA ai sensi dell’art. 1, c. 54 e seguenti, L. n. 190/2014".

Se l'importo fatturato supera la soglia di euro 77,47 è obbligatorio l'apposizione del bollo, che può essere assolto in forma virtuale così come da DM emanato dal MEF in data 28 dicembre 2018 (sostituisce il DM del 17 giugno 2014). 

Si segnala che l'apposizione del bollo in forma virtuale è obbligatorio per tutti i contribuenti che, pur essendo in regime forfetario, decidono di emettere le fatture in formato elettronico.


PARAGRAFO 10

Semplificazioni ed obblighi fiscali

Semplificazioni ed obblighi fiscali

Semplificazioni ed obblighi fiscali

I soggetti in regime forfetario:

  • sono esonerati dall'obbligo di emissione di fatture elettroniche;
  • non addebitano l'Iva in fattura e non detraggono l'iva sugli acquisti;
  • non presentano la Dichiarazione Iva annuale;
  • non sono obbligati alla registrazione dei corrispettivi, delle fatture emesse e delle fatture ricevute;
  • sono esonerati dall'obbligo di registrazione e tenuta delle scritture contabili;
  • non sono soggetti all'applicazione degli studi di settore;
  • non operano ritenute alla fonte;
  • non subiscono le ritenute

Ai fini Iva, i contribuenti che aderiscono al regime forfetario hanno l'obbligo di:

  • numerazione e conservazione delle fatture d'acquisto e delle bollette doganali;
  • certificare i corrispettivi;
  • integrare le fatture per le operazioni di cui risultano debitori d'imposta (acquisti di beni da operatori UE sopra la soglia di 10.000 euro prevista dall'art. 1, comma 58 della Legge 190/2014, acquisti in regime di reverse charge) con l'obbligo di effettuare il versamento dell'iva dovuta entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata l'operazione.

Novità Dl Crescita

Coloro che, a partire dal 2019, applicano il regime forfetario e si avvalgono di dipendenti e collaboratori, assumono la qualifica di sostituti d'imposta e sono, pertanto tenuti ad operare le ritenute alla fonte sui redditi da lavoro dipendente ed assimilati corrisposti. Tale norma ha effetto a decorrere dal 1°gennaio 2019. l'art. 6 del Dl prevede che "l'ammontare complessivo delle ritenute relative alle somme già corrisposte precedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto (30 aprile 2019), è trattenuto a valere dalle retribuzioni corrisposte a partire dal terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto (luglio 2019)".  Tali disposizioni varranno anche per coloro che, cos' come da Legge di Bilancio 2019, applicheranno il regime dell'imposta sostitutiva del 20% a partire dal 2020.

 

 


PARAGRAFO 11

Calcoli di convenienza

Calcoli di convenienza

Calcoli di convenienza

Rinuncia alla deduzione analitica dei costi inerenti all’attività esercitata

Nel regime forfetario disciplinato dall’art. 1, commi da 54 a 89, della L. n. 190/2014 il reddito da assoggettare ad imposta sostitutiva viene determinato applicando all’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti nell’anno (quantificati quindi secondo un rigido criterio di cassa) un coefficiente di redditività che è differenziato in relazione all’attività esercitata dal contribuente (vedi tabella codici Ateco).

Non è quindi prevista nessuna deduzione analitica dei costi effettivamente sostenuti nell’anno, fatta eccezione per i contributi previdenziali ed assistenziali versati nell’anno in ottemperanza a disposizioni di legge.

E’ evidente che questo sarà il primo elemento da tenere in considerazione nelle valutazioni di convenienza.

Eventuale presenza di detrazioni e oneri deducibili

Il solo onere deducibile che è possibile portare in deduzione dalla base imponibile dell’imposta sostitutiva è rappresentato dai contributi previdenziali obbligatori per legge relativi all’attività d’impresa o di lavoro autonomo esercitata dal contribuente in regime forfetario.

Per i contribuenti che hanno rilevanti oneri detraibili o deducibili, la presenza di un reddito assoggettato a tassazione ordinaria che si aggiunge a quello soggetto ad imposta sostitutiva rappresenta indubbiamente un fattore che aumenta la convenienza del forfait in quanto consente di “scaricare” anche queste spese.

Al riguardo giova precisare che le modifiche apportate dalla legge di bilancio per il 2019 hanno eliminato la causa di esclusione prevista per dipendenti e pensionati, che consentiva loro l’accesso al regime agevolato solo se i redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti risultavano non superiori a 30.000 euro (in sostituzione è stato peraltro introdotto il divieto di esercitare la propria attività prevalentemente con il proprio datore di lavoro, attuale o del biennio precedente).

Indetraibilità dell’IVA assoluta sugli acquisti

Nelle valutazioni di convenienza occorre considerare con grande attenzione l’effetto derivante dall’indetraibilità, per i contribuenti che applicano il forfait, dell’IVA assoluta sugli acquisti.

L’art. 1, comma 58, della L. n. 190/2014 stabilisce difatti che i contribuenti in regime forfetario, oltre ad essere esonerati dalla maggior parte degli adempimenti IVA contabili e dichiarativi, non applicano l’IVA in rivalsa (la fattura deve indicare che si tratta di “operazione in franchigia esente da IVA ai sensi dell’art. 1, c. 54 e seguenti, L. n. 190/2014”) e non esercitano il diritto alla detrazione dell’imposta assolta, dovuta o addebitata, sugli acquisti.

Per chi aderisce al forfait l’IVA pagata sugli acquisti diventa pertanto a tutti gli effetti un costo, peraltro indeducibile in quanto già ricompreso nel forfait.

Soggettività passiva IRAP

L’imposta sostitutiva dovuta dai contribuenti che aderiscono al regime forfetario è come noto sostitutiva non solo dell’Irpef e delle relative addizionali, ma anche dell’IRAP.

Va da sé che la convenienza del regime forfetario è maggiore per quelle attività che in regime ordinario scontano detta imposta.

Altri fattori da considerare nei calcoli di convenienza

Rettifica della detrazione

Per i contribuenti già in attività, il passaggio dal regime ordinario a quello forfetario comporta, sul fronte IVA, la rettifica della detrazione di cui all’art. 19-bis2 del D.P.R. n. 633/1972, che va eseguita nella dichiarazione IVA relativa all’ultimo anno di applicazione delle regole ordinarie versando l’eventuale importo a debito in unica soluzione. Rettifica della detrazione che interessa:

-        i beni strumentali, per gli anni rimanenti alla conclusione del quinquennio dall’entrata in funzione (10 anni dall’acquisto per gli immobili);

-        i beni e servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati;

-        i leasing, in relazione all’imposta detratta sui canoni anticipati o sul maxicanone iniziale.

IVA ad esigibilità differita

Nella dichiarazione relativa all’ultimo anno in cui è stata applicata l’IVA nei modi ordinari si deve tenere conto dell’imposta relativa alle operazioni ad esigibilità differita per le quali l’esigibilità dell’imposta si realizza al momento del pagamento del corrispettivo (IVA in sospensione e IVA per cassa).

Cessione di beni ammortizzabili

Nel regime forfetario non assumono rilevanza fiscale le plusvalenze e minusvalenze derivanti dalla cessione di beni ammortizzabili acquistati prima dell’ingresso nel regime forfetario.

Le quote residue non ancora tassate o non ancora dedotte devono invece essere fatte concorrere a tassazione nel periodo d’imposta antecedente all’ingresso nel regime forfetario.

Rimanenze finali

Concorrono alla determinazione del reddito imponibile dell’anno antecedente all’ingresso nel regime forfetario.

 


PARAGRAFO 12

Conservazione digitale

Conservazione digitale

Quando il soggetto in regime forfetario è tenuto alla conservazione digitale?

 

Il soggetto in regime forfetario è obbligato alla conservazione digitale dei documenti fiscali solo se comunica ai propri fornitori un indirizzo PEC o un codice destinatario per la ricezione dei documenti.

Nel caso in cui un soggetto in regime forfetario emetta le fatture in formato non elettronico e non fornisca alcun indirizzo PEC/ codice destinatario ai propri fornitori, è esentato dall'obbligo di conservazione digitale. In questo caso i suoi fornitori, in quanto soggetti obbligati ad emettere il proprio documento in formato elettronico, tratteranno il soggetto in regime forfetario come se fosse un soggetto privato (invio allo SDI e successiva messa a disposizione della fattura all'interno del portale Fatture e Corrispettivi). L'obbligo di conservazione digitale non si attua neanche nel caso in cui il cedente acquisisca in autonomia dal registro pubblico PEC INI-PEC (Ministero dello Sviluppo Economico) l'indirizzo PEC del soggetto forfetario e trasmetta allo stesso la fattura in formato elettronico.

L'obbligo o meno di conservazione digitale dipende, dunque, dalle scelte effettuate dal soggetto in regime forfetario.


PARAGRAFO 13

Risposte Agenzia delle Entrate

Risposte Agenzia delle Entrate

Regime forfettario: l'imposta versata a San Marino non si recupera

Tenuto conto che ai soggetti in regime forfettario si applica un' imposta sostitutiva ed i redditi prodotti nell'esercizio della propria attività non concorrono alla formazione del reddito complessivo, essi non possono applicare l'art. 165 del tuir in materia di credito per imposte assolte all'estero. L'art. 165 del Tuir recita: "se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi prodotti all’estero, le imposte ivi pagate a titolo definitivo su tali redditi sono ammesse in detrazione dall’imposta netta dovuta fino alla concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero ed il reddito complessivo al netto delle perdite di precedenti periodi d’imposta ammesse in diminuzione”.

Con la Risoluzione 36/E/2019 l'Agenzia delle Entrate afferma che l'art. 165 del tuir non trova applicazione nei soggetti in regime forfettario proprio perchè i redditi prodotti all'estero non rientrano alla formazione del reddito complessivo ma rientrano nel calcolo dell'imposta sostitutiva, così come da legge 190/2014. Tale disposizione nasce sulla base del seguente quesito:

  • un avvocato in regime forfettario annovera tra i suoi clienti una società di San Marino; la stessa, al momento del pagamento della parcella ha applicato, sulla base della legge contro le doppie imposizioni in essere tra l'Italia e San Marino, una ritenuta a titolo d'acconto pari al 20% sull'importo dovuto. L'istante richiede, dunque, le modalità per poter procedere al recupero della stessa tenuto conto l'impossibilità di portare in detrazione tale imposta dalla propria dichiarazione dei redditi perchè non compatibile con il regime forfettario.

L'Agenzia, a tale quesito risponde che:

  • la società di San Marino ha correttamente applicato la ritenuta fiscale del 20% nel rispetto della Legge 88/2013 che regola i rapporti sulla doppia imposizione Italia - Sani Marino :"I redditi che una persona fisica residente di uno Stato contraente ritrae dall’esercizio di una libera professione o da altre attività analoghe di carattere indipendente sono imponibili in detto Stato. Tali redditi sono imponibili anche nell’altro Stato contraente secondo la propria legislazione interna”;
  • per quanto riguarda il soggetto italiano è possibile procedere con la recuperabilità dell'imposta versata nello stato estero solo se lo stesso opti per la tassazione del reddito secondo le regole ordinarie: solo in tale ipotesi, conclude l'Agenzia delle Entrate è possibile recuperare l'imposta assolta all'estero, in quanto è calcolata su un reddito che concorre alla formazione del reddito complessivo ex art 165 del TUIR.


Per i soggetti che svolgono la propria attività applicando il regime forfettario non è prevista la possibilità di recuperare la ritenuta fiscale applicata dallo Stato Estero sulla base delle Convenzioni siglate in materia di doppia imposizione.

Cause ostative per l'accesso al regime forfetario

L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato alcune risposte il cui minimo comune denominatore è rappresentato dalle cause ostative all'applicazione del regime forfetario.
Le risposte si basano su quanto stabilito dalla Legge 190/2014, così come modificata dalla Legge di Bilancio 2019 e dalla Circolare 9/E pubblicata il 10 aprile scorso.

Risposta n. 114/2019

Non è causa ostativa per l'applicazione del regime forfetario la partecipazione in società semplici, tranne nei casi in cui le stesse producano redditi di lavoro autonomo o d'impresa.

Risposta n. 115/2019

Non è causa ostativa per l'apertura di una partita Iva in regime forfetario l'aver svolto un periodo di pratica obbligatorio per l'esercizio di arti o professioni, tenuto conto che nei prossimi anni, la fatturazione avverrà prevalentemente nei confronti del proprio "dominus"; in questo caso non si applica la lettera dbis del comma 57 (non applicabilità del regime agevolato nel caso in cui l'attività sia prevalentemente esercitata nei confronti del datore di lavoro o dell'ex datore di lavoro).

Risposta n. 116/2019

Non è causa ostativa per l'accesso al regime il conseguimento da parte dello stesso soggetto di redditi di lavoro autonomo (o d'impresa) e di redditi di lavoro dipendente, nei confronti del medesimo datore di lavoro, purchè tale condizione sia stata già in essere prima dell'entrata in vigore della Legge di Bilancio 2019. L'Agenzia rileva infatti che "qualora fino allo scadere del periodo di sorveglianza il duplice rapporto di lavoro permanga senza subire alcuna modifica sostanziale, non potrà applicarsi la causa ostativa, con conseguente applicazione del regime forfetario". L'esempio è dato dal contribuente che svolge sia l'attività di continuità assistenziale (ex guardia medica) che l'attività di medicina generale fornendo assistenza ai propri mutuati nell'ambito della stessa ASL di competenza (stesso datore di lavoro).

Qualora intervengano delle modifiche sostanziali dei due rapporti di lavoro, il contribuente dovrà fuoriuscire dal regime forfetario.

Risposta n.117, n. 118, n. 119


Il nuovo comma 57, lettera d della legge 190/2014 prevede che "non possano applicare il regime forfetario gli esercenti attività d'impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d'impresa, arti o professioni."
La Circolare 9/E/2019 ha precisato che, perchè operi la causa ostativa è necessaria la compresenza di due condizioni:

  • il controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata o di associazioni in partecipazione;
  • l'esercizio da parte delle stesse di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d'impresa, arti o professioni.

Per quanto riguarda il solo anno 2019 interviene a supporto dei contribuenti lo Statuto del Contribuente ("qualora alla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio 2019 il contribuente si trovasse in una delle condizioni tali da far scattare la clausola ostativa sopra citata già a partire dal 2019, lo stesso potrà comunque applicare nell'anno 2019 il regime forfetario, ma dovrà rimuovere la clausola ostativa entro la fine del 2019, a pena di fuoriuscita dal regime forfetario dal 2020".)

Risposta n. 134

La risposta n. 134 risponde ad un interpello sulla causa ostativa per accesso al regime agevolato, legata allo svolgimento dell'attività prevalentemente nei confronti di datore di lavoro o ex datore di lavoro.

La Legge di Bilancio ha riformulato alcune cause ostative; nel caso in esame il riferimento è all'art 1, comma 57, lettera dbis della Legge 190/2014 che prevede che "non possano avvalersi del regime forfetario le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d'imposta ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro, a esclusione dei soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo obbligatorio ai fini dell'esercizio di arti o professioni".

La Circolare 9/2019 ha precisato che la verifica del requisito della prevalenza va effettuata solo al termine del periodo d'imposta.

Qualora un soggetto in possesso dei requisiti per l'accesso naturale al regime forfetario, nell'anno 2019, percepisca compensi da un ex datore di lavoro o un datore di lavoro (o soggetti direttamente o indirettamente collegati) per una percentuale inferiore al 50% del fatturato complessivo, nel 2020 non decadrà dal regime agevolato, fermo restando la verifica degli ulteriori requisiti e cause ostativa).

Nel caso in cui tale percentuale superi il 50% scatterà a partire dal 2020 la causa ostativa di cui comma 57 lettera dbis e, pertanto, il soggetto non potrà più applicare il regime forfetario di cui ha beneficiato nel corso del 2019.

Si ricorda che..
La Circolare 9/E/2019 ha confermato che "un contribuente che nell'anno 2018 era in regime semplificato - perchè non in possesso dei requisiti necessari ai fini dell'applicazione del regime forfetario - può applicare il regime forfetario, a partire dal 2019, essendo venute meno le cause di esclusione. A tal fine, come già detto, non occorre alcuna comunicazione preventiva o successiva e non è necessario esercitare una specifica opzione".

Confermato il passaggio naturale da regime di vantaggio a regime forfetario (imposta sostitutiva al 15%)

Con la pubblicazione della Risposta n, 140 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che, se vi sono le condizioni per l'accesso, il passaggio tra regime di vantaggio e regime forfetario è naturale; non sono dunque previste opzioni, in quanto si tratta di una sorta di continuità che richiede solo l'attuazione di un comportamento concludente.

Quesito
Un contribuente che esercita la propria attività in regime di vantaggio prevede nel 2019 di fuoriuscire da detto regime per superamento della soglia di ricavi ma al contempo di non superare il limite dei 65.000 euro previsti dal regime forfetario. Su queste basi il soggetto istante richiede se è possibile transitare al regime forfetario una volta superato il limite di fatturato di 30.000 previsto dal regime di vantaggio, con l'applicazione, per tutto il 2019, dell'imposta sostitutiva al 15%.

Risposta Agenzia delle Entrate
L'Agenzia, come anticipato in premessa, concorda con la soluzione prospettata dal contribuente in materia di passaggio naturale tra i due regimi. Viene comunque sottolineato che il reddito imponibile, per tutto il 2019, andrà applicato secondo le disposizioni del regime forfetario, tenuto conto che, invece, ai fini Iva nulla cambia tra i due regimi in materia del trattamento delle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi; a tal fine basterà semplicemente indicare in fattura il riferimento al regime forfetario, anzichè al regime di vantaggio.

L'amministrazione finanziaria sottolinea che "non si applica, in tale evenienza, quanto disposto dal comma 111 dell’articolo 1 della legge 244/2007, che obbligava coloro che uscivano dal regime di favore per superamento dei limiti di ricavi di oltre il 50 per cento, all’applicazione del regime ordinario per i successivi tre anni. Tale vincolo, infatti, era stato dettato prima dell’entrata in vigore del regime dei forfetari che, come più volte chiarito, costituisce il regime naturale per tutti coloro che ne possiedono le caratteristiche.

Il regime forfetario, per semplificazione normativa, ha sostituito tutti i regimi fiscali di favore; è stato solamente consentito il mantenimento del regime di vantaggio fino al compimento dell'intero periodo agevolato.

 


Stampato il 20/11/2019 alle 06.21
http://buffetti.guide.directio.it/guide-interattive/buffetti/la-scelta-del-regime-contabile/indice/la-scelta-del-regime-contabile/regime-forfetario-2019.aspx